India: Il Paradosso della Pulizia

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L’India accoglie con un impatto sensoriale potente. L’aria, densa di profumi speziati e odori pungenti, porta con sé la polvere delle strade e l’umidità dei monsoni. Appena scesi dall’aereo a New Delhi, la realtà si manifesta senza filtri: strade affollate, rifiuti sparsi, canali d’acqua stagnante e facciate di edifici segnate dal tempo e dallo smog. La prima impressione, per chi arriva dall’Occidente, è quella di un caos disordinato, una trascuratezza che sembra invadere ogni angolo della città. Eppure, dietro questa superficie apparentemente caotica, gli indiani custodiscono un’idea profondamente radicata di pulizia e ordine, un senso dell’igiene che si manifesta nei gesti quotidiani, nei rituali di cura personale, nelle abitudini tramandate di generazione in generazione. Basta osservarli la mattina presto, lungo le rive del Gange o ai bordi delle strade, intenti in gesti che raccontano un’altra storia.

Uomini e donne si lavano i denti con energia, strofinando con vigore spazzolini o ramoscelli di neem, una pianta dalle proprietà antibatteriche usata da secoli. Alcuni si sciacquano la bocca con l’acqua raccolta da secchi di plastica o direttamente dai rubinetti pubblici, altri sputano con forza il residuo della pasta dentifricia colorata, segno di una pulizia profonda e meticolosa. Accanto a loro, altri si versano secchiate d’acqua sulla testa, insaponano la pelle con movimenti rapidi e decisi, mentre le donne lavano i capelli con shikakai e reetha, erbe naturali che lasciano le chiome lucide e profumate. La pulizia del corpo è un rito imprescindibile, così come il mantenimento della propria casa. Anche nelle abitazioni più modeste, si noterà spesso una scopa appoggiata a un angolo, pronta per essere usata più volte al giorno. I pavimenti vengono lavati con acqua e detersivi profumati, e non è raro vedere persone inginocchiate a strofinare con cura ogni superficie. Le case indiane, seppur modeste, brillano di una pulizia attenta, mentre l’ingresso rimane sacro: ci si toglie le scarpe prima di entrare, lasciando fuori la polvere della strada. Anche nelle scuole, l’attenzione alla pulizia è evidente. Per esempio In Rajasthan, l’inverno è rigido, e nelle mattine di nebbia, quando le temperature non superano i dieci gradi, le studentesse arrivano a scuola nelle prime ore del mattino, avvolte nei loro scialli di lana, con i capelli ancora umidi e un profumo di sapone fresco che si diffonde nell’aria. Nonostante il freddo pungente, nessuna di loro rinuncia alla routine mattutina della pulizia. Il viso arrossato dall’acqua fredda, le mani giunte in un saluto rispettoso, rivelano una disciplina inculcata fin dall’infanzia: lavarsi ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, è un gesto di autodisciplina e rispetto per sé stessi e per gli altri.

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A Calcutta, lo spettacolo delle docce all’aperto è una scena quotidiana, una coreografia di gesti precisi e rituali che si ripetono ogni mattina. Lungo i marciapiedi, accanto ai rubinetti pubblici, uomini avvolti nei loro lunghi lunghi dhoti bianchi e donne con i sari stretti intorno al corpo si versano secchiate d’acqua fresca sulla pelle, incuranti del traffico e degli sguardi di passanti frettolosi. L’acqua scorre tra le fenditure del cemento, mescolandosi alla polvere della città. Saponi profumati vengono strofinati con energia, lasciando scie di schiuma che si disperdono rapidamente sotto i piedi nudi. I bambini ridono, giocando con l’acqua che sgorga dalle pompe, mentre gli uomini si insaponano vigorosamente, battendo i denti per il freddo delle prime ore del mattino. Alcuni si radono davanti a piccoli specchi appesi ai muri, usando lamette consumate con gesti sicuri. Le donne, più riservate, si lavano dietro le pareti improvvisate di teli e sari colorati, proteggendo la propria intimità con discrezione e grazia. Nonostante l’apparente precarietà, c’è una dignità assoluta in questi gesti. La pulizia non è solo una necessità fisica, ma un atto di rispetto verso sé stessi e gli altri, un momento sacro che segna l’inizio della giornata prima di immergersi nel ritmo caotico della città.

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A Varanasi una giovane donna si avvicina al Gange con passi leggeri, come se il fiume stesso la stesse chiamando. I suoi occhi, profondi e riflessivi, si posano sull’acqua dorata dal primo sole, mentre il vento le accarezza i capelli scuri, raccolti in un semplice chignon. Il sari che indossa, di un azzurro pallido, si muove con lei, come una carezza che sfiora la pelle abbronzata dal caldo. Si ferma sui gradini che scendono verso l’acqua. Ogni movimento sembra far parte di un rituale antico, uno che conosce dal profondo senza mai averlo imparato. Le sue mani si uniscono in preghiera, e con un respiro profondo, si immerge nel fiume, il freddo dell’acqua che penetra nella pelle, ma che non le dà fastidio. Il Gange sembra accoglierla, abbracciarla in un silenzio che solo loro due comprendono. Le mani della giovane donna raccolgono l’acqua fresca, che porta al volto con un gesto gentile. L’acqua scivola sul suo viso, lungo il collo e sulle braccia, come se stesse lasciando andare tutta la fatica della giornata. Chiude gli occhi, e per un attimo, il mondo intorno a lei sembra sparire. Solo l’acqua, solo il Gange, solo il suo respiro profondo, che si fonde con il lento fluire del fiume. Il sole si alza lentamente, proiettando luci dorate sull’acqua, mentre la giovane donna si solleva, il corpo ora purificato e pulito dal fiume sacro. Con un ultimo sguardo al Gange, sorride, come se avesse ricevuto qualcosa che non può essere descritto a parole. Il suo cuore è più leggero, più sereno, eppure qualcosa in lei è cambiato, come se il fiume avesse lasciato una parte di sé dentro di lei.

E allora perché, ci si chiede, le strade e il paese in genere appare spesso in condizioni tanto diverse? La risposta è complessa e affonda nelle dinamiche sociali, nella gestione pubblica dei rifiuti, nell’enorme densità di popolazione che rende difficile mantenere l’ordine in spazi condivisi. Ma basta andare oltre la prima impressione e osservare da vicino per scoprire che, sotto il velo apparente di caos, l’India custodisce un ordine profondo e un rispetto per la pulizia che si esprime con una ritualità tanto precisa quanto affascinante.

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